

Quali piatti è invece necessario evitare?
Prima fra tutti la tempura, la pastella per fare la frittura con le verdure e il pesce. La ricetta tradizionale è a base di farina di riso, quindi gluten free, ma nei ristoranti è usata prevalentemente la farina di frumento. Poi i noodle e cioè gli spaghetti. I soba sono realizzati con la farina di grano saraceno, uno pseudocereale senza glutine, ma è unita a quella di frumento. I ramen, spaghettini usati per le zuppe o insieme ad altri ingredienti, sono a base di farina di grano e uova, così pure i più spessi udon, realizzati con farina ed acqua. Da escludere anche il surimi, la finta polpa di granchio, e le uova di pesce, poiché possono essere stati prodotti con aromi ed addensanti contenenti glutine.



Bon ton a tavola!
Al posto delle nostre posate vengono usate le note bacchette di legno di bambù (hashi) servite in una confezione di carta. Una volta tirate fuori, bisogna dividerle e tenerle con il pollice, l’indice e il dito medio, come se si stesse tenendo tra le dita due matite. Bisogna poi far scivolare il dito medio tra le due bacchette. Una va appoggiata tra il dito medio e l’indice e l’altra tra il medio l’anulare. Sicuramente è più facile a farsi che a dirsi e, con un po’ di allenamento, gustare riso e sushi in questo modo sarà un vero e proprio piacere! Le zuppe, invece, sono da sorseggiare dal bordo della ciotola. Le bacchette possono aiutare per prendere, se presenti, il tofu e le alghe. Sorseggiare in modo rumoroso è segno di piacere e di buon appetito! A differenza dell’Italia, non viene fatta distinzione tra primo piatto, secondo, contorno e frutta. I cibi di solito vengono serviti in tavola tutti insieme e vengono consumati senza un ordine prestabilito. In Giappone, infine, prima di iniziare a mangiare, è d’uso dire “itadakimasu” (ricevo questo cibo con gratitudine), mentre a fine pasto, “gochisosama deshita” (grazie per questo pasto).

























